Ultimo aggiornamento: 14 dicembre 2017 alle 14:46

Bonus mamme alle immigrate. E tolgono i soldi alle italiane

Il tribunale di Milano contro l’Inps: “Assegno anche senza permesso di soggiorno”. De Luca taglia i fondi

Ieri è toccato al tribunale di Milano ampliare il flusso di denaro per finanziare l’accoglienza: un giudice a Milano ha deciso che l’Inps deve pagare il cosiddetto «bonus mamma domani» anche alle immigrate che non abbiano permesso di soggiorno di lunga durata. Si tratta di un contributo di 800 euro una tantum destinato in modo cervellotico solo a chi si trovi al settimo mese di gravidanza o oltre tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2017. Un beneficio che l’Inps aveva destinato solo alle mamme italiane e a quelle straniere con permesso di soggiorno lungo. Ieri, il tribunale di Milano con una sentenza identica a quella raccontata qualche giorno fa dal Giornale e partorita dal tribunale di Bergamo, ha stabilito che il limite fissato dall’Inps non è previsto dalla legge. La nuova pronuncia è il segno che i ricorsi si stanno moltiplicando. E con essi l’esborso da parte dell’Inps.E intanto anche dalla Campania arriva nuova spesa pubblica per i migranti. Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca rottama i giovani campani e punta sugli immigrati per far ripartire il Sud. Un paradosso, solo l’ultimo dello sceriffo salernitano, contenuto nelle 92 pagine della nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, approvata dall’esecutivo regionale il 5 dicembre 2018.

De Luca fa leva sui flussi migratori, registrati in Campania, per istituire un intero capitolo di spesa per la gestione di immigrati e richiedenti asilo politico. Un fondo, finanziato con le tasse sborsate dai campani, dedicato alla gestione dell’affare migranti. De Luca non fissa l’importo economico, rinviando al bilancio gestionale l’individuazione delle misure concrete. Ma il messaggio politico non lascia dubbi: più soldi a cooperative e associazioni che gestiranno l’accoglienza. Meno fondi per mamme e giovani talenti. Il passaggio contestato è a pagina 54 del Defr: «La gestione dei flussi di migranti e richiedenti asilo politico impone la pianificazione e l’attuazione di politiche di integrazione nei mercati del lavoro nazionali, anche al fine di cogliere i benefici storicamente associati all’immigrazione, che per una società che invecchia superano nel medio lungo termine i costi di breve periodo».

De Luca si concede ampio potere anche su altro terreno; lo spopolamento delle zone interne della Campania. Il governatore del Pd lega gli interventi sugli immigrati al popolamento di alcuni comuni (desertificati) in provincia di Avellino e Benevento. Il sospetto è che il governatore «renziano» voglia incentivare il ripopolamento con gli stranieri. Il provvedimento si incrocia con un’altra misura della giunta regionale: la cancellazione del contributo per le giovani madri: soldi destinati alle ragazze che crescono i figli senza padre. Fino al mese di luglio 2017, beneficiavano di un sussidio mensile di 150 euro. La quota che spetta alla Regione, amministrata da De Luca, è stata soppressa. De Luca ha cassato i fondi, addebitando le responsabilità ai tagli imposti dal governo centrale, guidato da Paolo Gentiloni.

«Come lo scorso anno -denuncia Armando Cesaro, capogruppo di Forza Italia in Regione Campania- il Defr è in pratica una nuova cartella esattoriale per famiglie, imprese e professionisti con la differenza che stavolta, anziché preoccuparsi dei diritti dei cittadini della Campania, incentiva l’arrivo di migranti e richiedenti asilo». Il Giornale

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