Ultimo aggiornamento: 20 novembre 2017 alle 11:15

“Domani mi faranno una puntura, io lascerò questo mondo per sempre. Ho poco tempo e lo dedico a voi con questa lettera.

Caro umano, per me oggi è l’ultimo giorno di vita. Ho dato un morso a un bambino che cercava di accarezzarmi e a mostrarmi l’affetto che mai ho provato. Per questo motivo mi faranno una puntura.

Voglio dirti che se in questo mondo ci fosse davvero giustizia, domani anche tu dovresti fare la mia stessa fine.
Sei stato tu a rendermi così, ed avrai una colpa ulteriore, quella della mia vita sulla tua coscienza.

Ti ricordi di quando ero solo un cucciolo e mi hai voluto in casa tua? Io ero piccolo, volevo solo giocare. Ti mordicchiavo le mani, e mi incitavi a farlo. Se qualcuno bussava alla porta io abbaiavo, ma tu mi addestravi a rimanere in silenzio, e in seguito ad attaccare.

Quando uscivamo per fare un giro, mai mi facevi conoscere gli altri cani, pensavo tra me e me che lo facevi per proteggermi… In realtà tu avevi un unico desiderio, farmi diventare quello che non ero e che non volevo essere, un cane spietato e crudele.

I miei anni più belli me li hai fatto trascorrere legato ad una catena. Volevo ricevere carezze e coccole, dormire ai piedi del tuo letto, ma tu non me lo permettevi.

Un giorno mi hai portato in uno strano luogo, io e altri cani eravamo chiusi in gabbie strettissime. Poco dopo sono stato costretto a combattere contro un altro cane, che non conoscevo, e con cui avrei voluto stringere amicizia e trascorrere momenti felici. Ma la gente era lì solo per vederci lottare, per vedere uno dei due ferire l’altro. Ho trascorso anni e anni a ferire e a volte a togliere la vita ad altri cani che non mi avevano fatto niente, e che neanche conoscevo.
Per fortuna qualcuno mi ha poi salvato, portandomi in un canile. Sono rimasto poco tempo lì, perché una famiglia mi ha adottato, e mi hanno portato a casa loro. Io ero felice, sapevano chi ero, conoscevano la mia storia, ma non immaginavano cosa ci fosse nella mia testa e nel mio cuore.

Un giorno il loro figlio ha provato a darmi una carezza affettuosa, ma per me quella mano significava ben altro. Mi ricordava tutte le botte che ricevevo dal mio padrone appena sbagliavo qualcosa.

A prevalere è stato il mio istinto: ho morso quel bimbo. Ho dato un morso ad una mano che mi voleva soltanto accarezzare.

Poco dopo alcuni uomini sono venuti a prendermi e a portarmi via. Mi hanno rinchiuso in una gabbia, come quando attendevo di duellare con un altro cane. Ma stavolta ad avere la peggio sarò io.

Tu mi hai reso ciò che non volevo essere. Ma non provo odio per te, perché l’unica cosa che voglio è che non farai provare tutto quello che ho dovuto passare a causa tua ad un altro cane.

Domani io morirò, mi auguro che la gente legga queste parole, e capisca che ci sono solamente padroni sbagliati, e non cani cattivi. Mi auguro che queste mie parole non cadranno nel vuoto.

Il tuo cane da combattimento.

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