Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2017 alle 14:38

Ciao Rossella. I colleghi le donarono ferie e permessi. E lei diceva: “Voglio guidare fino all’ultimo”

E’ morta Rossella, l’autista che era stata aiutata da 300 colleghi
Rossella Cionini, l’autista di autobus di 54 anni di Peccioli (Pisa) per la quale si era scatenata una vera e propria gara di solidarietà è morta poche ore fa. Da anni combatteva con una malattia brutta e tenace che non voleva sapere di lasciarla in pace. Rossella si sottoponeva da anni a cure e interventi chirurgici per tentare di scongiurare il peggio. Operazioni che poi richiedevano lunghi periodi di degenza nel letto di casa. Poi nel 2014 le sue ferie a disposizione finirono e a quel punto centinaia di colleghi dell’azienda di trasporto pubblico Ctt-Nord iniziarono una clamorosa gara di solidarietà donandole ferie e permessi per permetterle di curarsi. Sono stati alla fine 300 i colleghi che si sono mobilitati per lei, ben consapevoli che altrimenti Rossella sarebbe rimasta a casa senza più ricevere lo stipendio.

Adesso è arrivato l’epilogo che nessuno si aspettava e che nessuno era pronto ad affrontare. Qualche mese fa l’ultima operazione chirurgica e poi dopo quell’ennesimo tentativo la drammatica consapevolezza che non c’era più nulla da fare. Il caso di Rossella arrivò sui media nazionali sia per la gara di solidarietà che divenne anche proposta di legge in Parlamento (il cosiddetto “stipendio solidale”) sia per il fatto che lei volle rimanere alla guida dei bus finché il fisico glielo permetteva, rifiutando categoricamente di andare in biglietteria o ad altro lavoro d’ufficio. Rossella lascia il marito Massimo, due figli e una nipote.

«I colleghi sono sempre stati al suo fianco, anche nelle ultime settimane – dice il marito in lacrime -Abbiamo fatto il possibile per combattere la malattia. Forse non tutto, ma il possibile». «Donare le ferie è stato un gesto spontaneo. A lei, ma anche ad altri colleghi in difficoltà. La sua vicenda ha contribuito ad unirci e a compattare un settore non sempre facile. Ci siamo sentiti in dovere di fare qualcosa per una persona dal cuore d’oro che, nonostante il male, non si è mai arresa» hanno detto i colleghi di Rossella.

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