Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2017 alle 14:29

“TUTTO IL MALE DI MIO PADRE”. LE VERITÀ DEL FIGLIO DI ESCOBAR

JUAN PABLO, CHE SI È DISSOCIATO DAL CAPO DEI NARCOS, HA INCONTRATO LE SUE VITTIME E RACCONTA TUTTE LE LORO STORIE

Molti mi domandano il perché di questo secondo libro su mio padre. Non hai forse già raccontato tutto in Pablo Escobar. Il padrone del male? La mia risposta è semplice e diretta: questo nuovo libro contiene rivelazioni e storie mai raccontate prima, che portano alla luce verità su fatti finora sconosciuti, di cui lui fu l’artefice.

Le indagini meticolose, da me compiute negli ultimi sei mesi, mi hanno portato a viaggiare insieme al mio editore per tutta la Colombia e a incontrare tante persone con altrettante storie, che mi hanno permesso di cogliere in flagrante mio padre. Questo libro rivela dove e con chi era il giorno in cui i suoi sicari assassinarono il ministro della giustizia Rodrigo Lara Bonilla; le relazioni che aveva con il gruppo di ribelli m-19 e il suo coinvolgimento nel sequestro della sorella di uno dei suoi migliori amici; il rapporto che aveva con Barry Seal, pilota della Cia e informatore della Dea; e i metodi da lui impiegati per arricchirsi. In questo volume, inoltre, trovano spazio il racconto del capo paramilitare che ha sconfitto mio padre e le riflessioni di uno dei figli del suo acerrimo nemico. Infine, qui espongo le sue macabre alleanze con la corruzione internazionale, che mi hanno stupito a tal punto che confesso di avere avuto timore a renderle pubbliche.

Questo libro fa parte di un mio personale esercizio profondo e sincero, il cui unico scopo è raccontare la storia di mio padre affinché non si ripeta. Voglio condividere le mie esperienze di vita con Pablo Escobar e le profonde ferite che mi hanno portato a non essere come lui. È, inoltre, un esercizio che dimostra come la pace e la riconciliazione non siano mere utopie. Spero sinceramente che altri possano imparare qualcosa dalla mia storia, dai miei errori e da quelli di mio padre. Così vi offro queste pagine che costituiscono il mio personale contributo alla verità, un’ammenda simbolica per chi ha sofferto a causa dei crimini commessi da Pablo Escobar. Non sono alla ricerca di rivincite o ritorsioni, non voglio disturbare le vittime di mio padre né minacciare coloro che tuttora delinquono perché abbagliati dal potere. Voglio soltanto raccontare delle storie e contribuire in qualche modo a fare luce su un’epoca che ha marchiato per sempre non solo il mio Paese, ma anche un intero continente.

Il 2 dicembre del 1993 alle 15.30 minacciai la Colombia intera: «Ucciderò con le mie stesse mani quei bastardi!». Ero pieno di dolore. Mio padre era appena stato ammazzato e io non ero altro che un adolescente che non sapeva quello che diceva. All’epoca mi trovai di fronte al bivio più importante della mia vita: seguire la via del rancore e del sangue, come aveva fatto mio padre, o condurre una vita irreprensibile in modo che nessuno avrebbe mai potuto incolparmi di qualcosa. Malgrado vivessi all’inferno, optai per la pace. Sono ventitré anni che continuo a onorare quotidianamente la mia promessa.

Oggi posso dire che il diritto a una seconda occasione si conquista gradualmente. Io sono depositario di una storia, di cui non mi sento affatto orgoglioso, ma che serve da esempio all’umanità, e per questo ho viaggiato fino ai confini del mondo con l’intento di generare consapevolezza ed evitare che fatti del genere si ripetano. La vita di mio padre dev’essere narrata con enorme responsabilità. Faccio l’architetto. Grazie alla mia professione ho imparato a sognare, disegnare, ricostruire e a reinventarmi come uomo di solidi principi. Voglio dimostrare a mio figlio che, sebbene sia stato costretto a erigere la mia nuova vita su delle rovine, la volontà di andare avanti e di vivere è così forte da rendere possibile ogni cosa. Per questo sono qui a onorare il compito che la vita stessa mi ha affidato, facendomi nascere come figlio di mio padre e rendendomi l’uomo che sono oggi.

Ringrazio i nemici di mio padre, verso i quali non serbo alcun rancore, perché mi hanno lasciato senza neanche un soldo, obbligandomi a guadagnarmi da vivere in modo legale. Oggi sono immensamente ricco perché posso guardare mio figlio, giocare con lui e raccontargli delle storie. Sono vivo, sono libero e sono circondato da una famiglia affettuosa, che è unita al di là dei momenti di allegria o tristezza. Questa è la mia fortuna. A cosa serve una villa vuota, se non c’è nessuno a riempirla di gioia? Che senso ha costruire un impero se poi alla fine crolla insieme alla tua famiglia? Perché possedere così tanto denaro in varie case se poi non puoi nemmeno uscire a comprare un pugno di riso per placare la fame? A cosa è servito terrorizzare il Paese, se non a portare la tua famiglia sull’orlo del baratro? Mio padre la vedeva diversamente. Se n’è andato e con lui se n’è andata la sua fortuna, che avrebbe potuto risarcire i parenti delle sue vittime. Sono cresciuto in una casa piena d’amore. Mio padre era un delinquente spietato e insensibile, sebbene con noi fosse un padre affettuoso, che cantava canzoncine a sua figlia e giocava con suo figlio. Agendo così, si è perso i momenti più felici e più importanti della sua famiglia, che tanto proteggeva. Non ha visto crescere i suoi figli, non ha conosciuto i suoi nipoti e non ha potuto invecchiare con mia madre.

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